Gli elementi che caratterizzano il territorio sono l’acqua dell’Isonzo, la terra della pianura e la roccia carsica.
L’area, nel suo complesso pianeggiante, presenta dei lievi avvallamenti naturali e dei sistemi di terrazzi alluvionali dovuti all’attività erosiva dell’Isonzo.
La parte più superficiale della piana è costituita prevalentemente da accumuli di detriti trasportati dalla corrente fluviale, perlopiù ghiaiosi, ma in alcuni punti, come nel tratto della cortina compresa tra la porta Nuova e il torrione della Campana, affiora anche il substrato roccioso, propaggine estrema della dorsale carsica isontina.
Le attuali caratteristiche morfologiche e litologiche si devono, in pratica, ai materiali depositati nel corso dell’ultima glaciazione, terminata circa 10 mila anni fa. Allora, durante le grandi piene, i corsi d’acqua potevano spaziare liberamente sul piano, depositando il materiale detritico trasportato, mentre nei periodi di minor portata incidevano le loro stesse alluvioni.
All'altezza del centro storico, il corso dell’Isonzo scorre proprio ai piedi delle alture carsiche isontine, che furono teatro dei tragici eventi della Grande Guerra. L’alveo ghiaioso del fiume separa l'ambiente tipicamente carsico da quello pianeggiante e variamente segnato dagli appezzamenti di terra coltivati.
Immagini di: fiordaliso (centaurea cyanus); sambuco nero (Sambucus nigra); ginestrino comune (Lotus corniculatus); cinciallegra (Parus major); airone bianco maggiore (Egretta alba); germani reali (Anas platyrhynchis).
L'Isonzo crea qui un ambiente fluviale particolarmente suggestivo, ricco di flora ed animato da numerose specie faunistiche. I rigogliosi boschetti di salici e pioppi sono particolarmente ospitali per un gran numero di uccelli e le fresche e limpide acque offrono un habitat favorevole a preziose specie ittiche.
L’asta fluviale è spesso sorvolata dai gabbiani che risalgono la foce distante circa una ventina di chilometri, mentre le zone meno esposte alla corrente sono frequentate da esemplari di ardèidi, come aironi e garzette.
Nelle zone golenali, la boscaglia, dominata dalle robinie, è composta da altre specie legnose fra cui l’ailanto, l’amorfa ed il sambuco, mentre le macchie arbustive dei rovi si confondono tra i fusti lianosi della vitalba e del caprifoglio.
Coltivazioni cerealicole punteggiate
dal rosso della tipica flora
Allontanandosi dal fiume, la pressione antropica non impedisce la crescita a numerose specie floristiche, che si sono adattate a vivere tra il cemento e l’asfalto. Così, tra le antiche pietre del centro storico, nelle zone più ombrose e umide vivono piccole felci, mentre in posizioni più soleggiate cresce la bocca di leone. Curiosa è la presenza delle piante cespugliose dei capperi, che trovano il loro habitat ideale proprio nel settore meridionale della cinta muraria del Castello.
Ma il cuore verde di Gradisca è costituito dagli ampi spazi della Spianata e della Rotonda, dove, tra imponenti fusti di latifoglie e di conifere, che richiamano picchi, merli, gazze, cince e altri piccoli passeriformi, talvolta è possibile scorgere l’agile sagoma di qualche scoiattolo.
E questo cuore verde sembra proprio uscire dal cuore stesso di Gradisca, il suo centro storico, antico borgo fortificato del tardo Quattrocento, ancora cinto dalle imponenti fortificazioni venete e impreziosito da testimonianze architettoniche di grande pregio.
Pur se negli ultimi decenni l’espansione urbanistica è stata molto vivace, basta allontanarsi solo un po’ dal centro per ritrovarsi in campagna. Qui la ripetitività delle estensioni coltivate a cereali, granoturco e vigneti è interrotta, talvolta, da arbusti di sambuco e da esemplari di gelso, che rimandano all’antica attività sèrica diffusa sul territorio.
Nel suo complesso, dunque, nel paesaggio di Gradisca, testimonianze storiche e culturali di inestimabile valore si fondono armoniosamente in un ambiente dominato dall’azzurro dell’Isonzo e dai profumi del verde.