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Seicento austriaco a Gradisca d'Isonzo

L'aquila bicipite, simbolo asburgico
L'aquila bicipite, simbolo asburgico,
che sovrasta l'arco esterno della Porta Nuova
Con il passaggio di mano agli Asburgo, che la conquistarono nel settembre del 1511, Gradisca fu interessata da molti cambiamenti, ma la sua funzione strategico-militare, ormai rivolta a salvaguardia del confine con lo Stato veneto, rimase invariata, anzi, fu addirittura potenziata.

Inizialmente, la rocca situata sulla sommità del Collisello, vicino al fiume, già sede del comando militare e dell'arsenale veneto, fu fortificata con una robusta cinta, che contribuì ad isolare il complesso di opere dal resto della cittadella.
Successivamente, la ex-rocca veneta lasciò il posto al Palazzo del Capitano, una costruzione massiccia, caratterizzata da quattro torri angolari e destinata ad ospitare il comando militare, mentre, addossato al lato meridionale, fu edificato l’arsenale.

Nel 16° secolo prese forma Palazzo Strassoldo, le cui linee architettoniche, severe e compatte, rappresentarono un modello per gli edifici nobiliari costruiti a Gradisca tra il 1650 ed il 1750.

Nel 1647, la Casa d’Austria, indebolita economicamente dalle Guerre dei Trent’anni, cedette la fortezza al principe di Eggenberg, e, da quel momento, iniziò il periodo d’oro di Gradisca. Sotto il governo della famiglia stiriana, la fortezza conobbe un importante sviluppo civile ed economico e si trasformò anche l’aspetto edilizio, che ammorbidì l’originaria connotazione di borgo fortificato, assumendo sempre più le caratteristiche di cittadella residenziale e signorile.  
Portale d'ingresso del Palazzo del Monte di Pietà
Portale d'ingresso del
Palazzo del Monte di Pietà


Così, tra il 1650 ed il 1750 sorsero le numerose residenze nobiliari che ancora oggi caratterizzano il centro storico cittadino, come Palazzo de' Comelli-Stuckenfeld, Casa de' Portis, Casa de' Salamanca, Casa Wassermann. E ancora, Casa de' Brumatti, Casa Spangher, Casa Ciotti, edifici compatti, ispirati al tardomanierismo e al barocco veneziano e tutti caratterizzati, in facciata, da bei portali rustici.
Accanto alle residenze nobiliari, durante il capitanato di Francesco Ulderico della Torre (1656-95) sorsero edifici pubblici come la Loggia dei Mercanti, caratterizzata, al piano terra, da tre archi bugnati, e il Monte di Pietà, sulla cui facciata, entro una nicchia, è collocato un gruppo scultoreo raffigurante una Pietà di gusto barocco. All’interno del palazzo è posta una scultura che ritrae proprio il capitano Francesco Ulderico della Torre. L’opera è considerata, da autorevoli esperti, come una delle sculture più interessanti del Goriziano.

Il della Torre si occupò anche della sistemazione della residenza della sua famiglia, Palazzo Torriani, che divenne il luogo in cui si svolgevano i ricevimenti dell’aristocrazia gradiscana.
Il complesso, di concezione palladiana, è, in realtà, il risultato di varie fasi edificatorie che, a partire dall'inizio del 1600, si sono protratte fino al 1725.
Finestrone con balaustra posta in facciata del palazzo de Fin - Patua
Finestrone con balaustra
lievemente aggettante
posta in facciata del palazzo de Fin - Patua
La sua composizione, articolata in corpo centrale ed ali laterali simmetriche, richiama la tipologia della villa suburbana, dove i caratteri dell’edificio compatto dell’urbe si fondono con quelli della dimora di campagna. Il complesso, ora sede municipale, ospita, tra l’altro, la Galleria di Arte Contemporanea Spazzapan ed il Civico Museo di storia documentaria della città.
La Galleria dedica una parte dello spazio espositivo all’artista gradiscano Luigi Spazzapan, mentre una sezione è riservata alle mostre di artisti, attivi nell’ambito dell’arte contemporanea.
Il Museo Civico raccoglie le testimonianze che ripercorrono la storia di Gradisca e custodisce anche alcune tele di autori ignoti, nonché lacerti di affresco provenienti dal Duomo gradiscano, come la “Gloria di angeli?, attribuita al pittore comasco Giulio Quaglio.

Alla metà del 17° secolo risale anche Casa Toscani, il cui cortile interno, dove prospetta un doppio loggiato, riconduce ad un tipo di architettura adottata nelle regioni della Carinzia e della Stiria.
Dello stesso periodo è Palazzo de Fin-Patuna, edificio di impronta barocca, che presenta anche elementi di gusto rococò.
Si ringrazia Carlo Alberto Villa Editore per i contenuti e le immagini presenti nel sito
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